Quanto tenere sul conto se il tuo reddito non è mai lo stesso due mesi di fila
- Francesco Cuffaro
- 11 minuti fa
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Al rientro delle ferie, dopo un agosto di meritato riposo, ci può essere qualche brutta sorpresa ad attenderci. Se il fatturato langue come previsto le spese fisse però no e questa situazione può generare degli shock finanziari per niente piacevoli. La questione in realtà non è strettamente legata solo all'estate...
Ottobre con tre fatture emesse e gennaio con zero incassi. Se hai la partita IVA e lavori nella progettazione, questo alternarsi non è un'anomalia da correggere. È la fisiologia del mestiere.
Eppure quasi tutte le regole che si trovano online sul fondo di emergenza partono da un presupposto che a te non si applica: uno stipendio fisso che arriva puntuale il 27 del mese. "Accantona sei mesi di stipendio" dice la maggior parte delle guide. Ma tu uno stipendio non ce l'hai. Hai una sequenza irregolare di incassi, alcuni previsti, altri no, alcuni che slittano di settimane rispetto a quando li avevi messi a budget.
Allora la domanda giusta non è quanti mesi di stipendio, ma quanti mesi di uscite. E per un libero professionista tecnico la risposta cambia parecchio rispetto a quella di un dipendente.
Perché la regola dei sei mesi va ricalibrata
Il metodo più usato dai consulenti finanziari funziona così: prendi la media delle tue uscite mensili degli ultimi 12 mesi (o 6, se non hai dati più lontani) e la moltiplichi per un numero tra 3 e 6, a seconda di quanto è stabile la tua situazione.
Per un dipendente a tempo indeterminato, con ammortizzatori sociali alle spalle, 3 mesi possono bastare. Per te che sei iscritto a Inarcassa, quel numero di base è già sbagliato. Non hai la NASpI. Non hai il TFR che arriva se lo studio chiude. Se ti fermi per un problema di salute, l'indennità di malattia Inarcassa copre una parte minima di quello che perdi, e solo dopo un certo numero di giorni di carenza.
Per questo, per un professionista tecnico con partita IVA, il punto di partenza ragionevole non è 3-6 mesi di uscite. È 6-12. Con studi strutturati, più collaboratori e spese fisse alte, la parte alta della forchetta è quella corretta, non un'esagerazione.
Le domande che contano per uno studio di progettazione
Le liste generiche di domande ("hai un lavoro stabile? hai figli?") vanno bene per un impiegato. Per uno studio tecnico le domande da farsi sono altre.
Quanti clienti pesano più del 30% del tuo fatturato annuo? Se uno di questi si blocca o rinvia un pagamento, quanto tempo puoi reggere prima che diventi un problema di cassa vero. Quanto sono lunghi, in media, i tuoi tempi di incasso da quando emetti la fattura a quando i soldi sono davvero sul conto. Hai una polizza RC professionale che copre anche il fermo attività in caso di sinistro, o solo il danno al cliente. Hai collaboratori o dipendenti i cui stipendi devi comunque pagare anche nei mesi in cui incassi poco.
Più queste risposte segnalano concentrazione e rigidità, più il fondo deve avvicinarsi ai 12 mesi. Uno studio con committenza pubblica, tempi di pagamento lunghi per definizione e un paio di clienti che valgono metà del fatturato, non può accontentarsi di 6 mesi. Un libero professionista con clientela privata frammentata, spese fisse basse e un secondo reddito in famiglia può stare più vicino alla parte bassa della forchetta.
Costruirlo senza che sembri una scalata impossibile
Se le tue uscite mensili sono 2.500 euro, 9 mesi di fondo significano 22.500 euro. Un numero che, letto tutto insieme, scoraggia chiunque.
Il punto non è arrivarci in un anno con versamenti eroici. È partire con un accantonamento automatico, anche piccolo, agganciato agli incassi e non al calendario: ogni volta che una fattura viene pagata, una percentuale fissa, che sia il 5% o il 15%, finisce direttamente su un conto separato prima che tu possa considerarla disponibile. Nei mesi belli il fondo cresce più in fretta, nei mesi magri cresce piano o resta fermo. Ma cresce sempre nella direzione giusta, senza dipendere dalla tua disciplina mensile.
Dove tenerlo, e l'errore che vedo più spesso
Il fondo di emergenza va tenuto liquido, disponibile in pochi giorni, senza penali. Un conto deposito svincolabile o uno strumento monetario a bassissimo rischio vanno bene. I mercati azionari no, per definizione: se ti servisse in un momento di ribasso, saresti costretto a vendere in perdita proprio quando ne hai più bisogno.
Ma l'errore che vedo più spesso tra architetti e ingegneri non riguarda dove tenere i soldi. Riguarda la confusione tra fondo di emergenza personale e cassa operativa dello studio. Sono due cose diverse, con due scopi diversi. Il fondo di emergenza personale ti protegge se ti ammali, se lo studio attraversa un mese difficile, se hai una spesa di casa imprevista. La cassa dello studio serve a coprire gli scostamenti tra quando fatturi e quando incassi, gli anticipi fornitori, gli stipendi dei collaboratori. Se li tieni mescolati sullo stesso conto, prima o poi userai l'uno per tappare i buchi dell'altra, e nessuno dei due farà davvero il suo lavoro quando servirà.
Una domanda per iniziare
Non ti chiedo quanti mesi di fondo hai. Te lo chiederei solo dopo aver visto i tuoi numeri veri, non a spanne.
Ti chiedo questo: se oggi lo studio restasse fermo due mesi, sapresti dire con certezza quanto puoi reggere prima di dover intaccare qualcos'altro?
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